Alberto: [...] a me è venuta in mente un’intervista che hanno fatto un po’ di tempo fa ad Anthony Hopkins e gli hanno chiesto come mai ti sei trasferito negli Stati Uniti e non sei rimasto in Inghilterra dove c’è un’ottima tradizione teatrale? E lui risponde semplicemente perché quando ero a Londra dovevo solamente interpretare Shakespeare, adesso che sono in America invece di fare Shakespeare, preferisco fare una passeggiata sulla spiaggia.
Questo ti fa capire in realtà l’estrema libertà di un attore con grande talento che può alternare diversi ruoli più o meno complessi sempre con la stessa bravura e mettendosi in gioco e mettendo in luce le grandi capacità di attore quale è. Lo stesso discorso si può fare con la pittura, in realtà la pittura è il mezzo migliore per capire e conoscere le virtù di un artista, anche dal punto di vista pratico, quindi come Hopkins che cammina sulla spiaggia, la pittura dal mio punto di vista è un ottimo antidoto alla noia. Io ho passato gli anni '70 annoiandomi, in un certo senso dipingere rappresenta un modo per evitare la noia che mi aveva attanagliato per un decennio.
Alessandro: [...] se il gesto del dipingere è un modo per esprimere il proprio talento, allora vedi che aver preso come riferimento la donna come soggetto principale è assolutamente un pretesto per poter continuare a dipingere.
Alberto: fare arte è sempre un pretesto: o per parlare di altre cose o per esprimere altri concetti, è un po’ una metafora, un metalinguaggio, usi l’arte per non dire le cose con la tua voce, però con l’arte si creano degli oggetti concreti, che rimangono nel tempo e con i quali prima o poi dobbiamo confrontarci.
Alessandro: [...] una riflessione che mi sembra molto legata a quello che hai detto prima sull’evitamento della noia, perché la noia in Walter Benjamin è un panno caldo e grigio che serve per coprire la nudità, la nudità della nuda vita, e il fatto che tu voglia scansare via e lacerare questo panno caldo che copre è un modo per essere costantemente messo a nudo e in effetti, se ci pensi, esporre è anche un esporsi…
Alberto: sì, un costante essere messo a nudo ma anche un costante essere impegnati in qualcosa, tu ti crei un impegno e in un certo senso questo motiva la tua solitudine, è come una disciplina quotidiana e alcuni artisti potrebbero vederci un aspetto sacrale, io ci vedo solamente un antidoto alla noia [...]
Alessandro: [...] forse anche il fatto di aver intrapreso un certo tipo di pittura che continua una tradizione, rivestita di questa sorta di super-ficialità che rappresenta i tempi presenti nella loro dimensione contradditoria e tragica, spiega perché ritorna sempre questo universo femminile, perché poi in realtà la femmina incarna tutte queste contraddizioni [...]
Alberto: sento un certo legame con un tipo di pittura del passato che per certi versi influenza anche la mia pratica della pittura.
Alessandro: [...] tecnicamente è anche quello un tuo modo di manifestare una scelta stilistica legata alla pittura antica, anche se poi, nonostante tu fonda l’aspetto figurativo con una resa decisamente realista, hai un atteggiamento un po’ diverso dai creatori di icone del passato [...]
Alberto: invece no, inevitabilmente creo delle icone contemporanee, è anche vero che in quest’epoca anche la persona più comune può diventare un’icona, io trasferisco sulle tele persone senza storia, senza passato ma che vivono la contemporaneità: dal momento che fermi queste immagini, inevitabilmente crei delle icone, delle icone molto personali, come facevano i pittori del passato. Recentemente sono stato a Ferrara e mi sono rivisto il museo Boldini, dove ho visto forti affinità con il mio lavoro, Boldini era un ritrattista dell’aristocrazia e dell’alta borghesia a cavallo tra i due secoli, io mi rendo conto che sto facendo qualcosa di simile, però dipingendo persone assolutamente comuni. L’aspetto legato alla moda, che spesso mi viene attribuito, è assolutamente ininfluente e non mi interessa, anche perché lo stesso Boldini all’epoca dipingeva persone vestite alla moda.
Alessandro: E’ quella superficialità di cui si parlava prima, la pelle della realtà.
Alberto: [...] ma la cosa bella è che quei quadri continuano a vivere adesso e sono molto attuali perché Boldini ha fissato un periodo ben preciso della sua vita e dell’epoca in cui viveva, ed è quello che sto facendo io.
Alessandro : [...] in effetti se tu riesci ad essere autentico e quindi contemporaneo staccando la pelle del tuo reale presente allora per forza sarai sempre una testimonianza; questa superficialità è in realtà una pseudo-superficialità perché c’è tutto un sapore del passato e una tradizione che riemerge.
Alessandro: [...] ho l’impressione che poi alla fine uno scava, cerca significati profondi legati al gesto stesso del dipingere, ma è un senso che ti sfugge, più vasto di tutte le ricostruzioni da te tentate, perché il senso secondo me è semmai continuare a fare questo gesto. La pretesa di dover significare un alcunché, secondo me storicamente non ha molto peso, in un certo senso il quadro La contessa d’Haussonville di Ingres ha la stessa valenza di un tuo quadro dal punto di vista contenutistico, è il ritratto di una persona, ma noi non indaghiamo mai chi è o chi non è.
Alberto: e non ci interessa!
Alessandro: esatto! Ci chiediamo semmai come è stato fatto, è sempre un come noi traduciamo i nostri contenuti.
Alberto: [...] ci sono anche altri significati, secondo me la grandezza di un certo tipo di pittura è rappresentata dall’atmosfera che dona il quadro, l’atmosfera è un qualcosa che va oltre i secoli, va oltre il periodo in cui è stata creata una determinata opera, e dura nel tempo, si crea quindi un mistero che non sai spiegare, qualsiasi supporto critico è totalmente inutile, è come cercare di descrivere qualcosa che non ha volto, invece questo mistero non sta a noi svelarlo, possiamo semplicemente accoglierlo e farlo nostro.
Alessandro: nel momento in cui riesci a percepirlo come mistero, secondo me hai già trovato la tua dimensione umana, perché come dice Franco Rella il mistero sta, oltre la cosa, dentro di noi, nello specchio della nostra intimità.
Alberto: ed è anche un limite della critica cercare di spiegare le opere!
Alessandro: [...] alla fine il perché uno fa una certa cosa e in questo caso perché accade la pittura e non qualcos’altro è una di quelle domande che ha un senso nel continuare a essere posta… peschiamo in questo pozzo senza fondo cercando un significato e alla fine riemergiamo spossati, ci accostiamo alla superficie levigata dei quadri e lì troviamo di nuovo pace …poi… dopo qualche attimo di quiete …riprende il domandare [...]
Alberto: ah, ah [...] ma non prima di aver fatto una bella passeggiata sulla spiaggia!
Sono online le foto della mostra